04/06/2026
Filippo

Galline in città

Michela è una maestra Waldorf, Tobi un giardiniere e Adele la figlia adolescente.
Vivono alle porte della città di Padova, in una vecchia casa che si sono ristrutturati con tempo, fatica, sogni e rinunce.
Hanno un giardino, grande, bello e curato, e due cani, la Bruna e Pluto. La Bruna, uno dei tanti bracchi traumatizzati, salvati per il rotto della cuffia e Pluto un mix di tutte le razze, ma secondo la Michi, diretto discendente di antiche stirpi di lupi e Labrador.

La vecchia casa, il giardino, le rose antiche, i cani e una gang di gatti rossi.
Quello che un tempo avremmo definito “la casa del Mulino Bianco”.  Quel tempo in cui al marketing bastava una palette di colori pastello e qualche bel aggettivo per farci sospirare e immaginare scenari felici.

Oggi, invece, ai ragazzini non basta più l’immagine patinata di un mulinetto per far colazione sognando, oggi, i ragazzini svegli, la vecchia fattoria non si accontentano più di vederla in televisione, la vogliono toccare, vogliono impregnare i loro vestiti dell’odore dei cavalli e vogliono imparare a salire sugli alberi.

Adele sugli alberi ci è cresciuta e seduta sui rami del vecchio gelso, ha imparato a riconoscere i diversi cinguettii degli uccelli, che naturalmente conosce tutti per: nome, provenienza e aspetto. Anni e anni sul divano a sfogliare libri sugli uccelli con Tobi.

Ricapitolando, cani, gatti, uccelli, ra

 

ne, una o due talpe di passaggio, scoiattoli e qualche faina verso sera.

C’era una cosa però che Adele non aveva e desiderava tanto… le galline, e quindi, la sola cosa che scrisse sulla sua letterina a Babbo Natale per il suo decimo Natale furono 10 galline. No, non una gallinella da trasformare nell’ennesimo animale da appartamento, ammaestrato alla stregua dei soliti conigli da salotto, no, lei voleva 10 galline e un pollaio, e aveva le idee ben chiare, le servivano mangiatoie, abbeveratoi, cibo e qualche libro per imparare ad allevarle nel migliore dei modi.

E così fu, Babbo Natale lasciò fuori dalla porta qualche moroseta, una gallina livornese e le solite galline rosse da cortile. Da allora sono passati 5 anni, di quelle 10 galline originarie, ne sono rimaste solo 4, anche se nell’insieme la comunità oggi è arrivata a 12 e si arricchita anche di un orgogliosissimo galletto che somiglia più a Napoleone che ad un gallo.
Perché, per dirla fuori da ogni romanticheria, le galline, anche se ben curate, amate e coccolate, a volte si ammalano e qualche volta muoiono.
La realtà è questa, la natura non è sempre così tenera come ce la immaginiamo, a volte basta il passaggio di una faina per rovinare e trasformare un piccolo pollaio ben curato in un campo di battaglia. Che lo vogliamo o no, la legge del più forte, la fame, l’istinto sono ancora i pilastri del mondo animale.

No, il pollaio alle porte della città non è una roba da fricchettoni new age, il pollaio ovunque sia, richiede impegno, costanza, pulizia, orari e zero ferie, perché, fatto non irrilevante, 12 galline e un galletto nano non li porti in pensione quando tu decidi di voler andare all’ultimo, 3 giorni col camper, nel Parco del Gran Paradiso.
Eh no, o ti organizzi bene, e trovi qualcuno che ti sostituisca e venga tutti i giorni a prendersi cura delle tue galline, oppure conviene subito rinunciare ad ogni velleità contadina.

Tolta quindi ogni tenerezza si può dunque andare al cuore della questione: le uova!

Le uova buone sono quelle felici

Quelle che la Michi e l’Adele raccolgono ogni giorno e ogni giorno ripongono nel cesto di vimini, dopo aver scritto sul guscio, non la data di scadenza, ma quella di raccolta.

Perché dico il cuore della questione? Perché le uova che mi regala tutte le settimane la Michi sono un dono, una scatoletta da sei che vorrei far durare in eterno, ma che regolarmente non supera il secondo giorno. Impossibile resistere a quel tipo di bontà.
Una bontà che non ha confronti, la riconosci subito appena la metti in bocca, perché non sa né di farmaci, né di allevamento. Sa di verde e libertà. Mangi e senti il gusto della felicità. Senti il sapore della felicità perché, perché Ares, Elvira, Pasquina, Vanda, Holle e tutte le altre, sono galline felici. Galline che scorrazzano tutta l’estate sotto le grandi peonie di Tobi o fra le aiuole dell’orto. Galline che, volendo, possono perfino svolazzare fra i rami del prugno e quelli del nocciolo.

La felicità è buona al palato, ma è soprattutto un ristoro per l’anima: sapere che a pochi minuti da Corso Milano vivono 10 galline che corrono tra i fiori, insieme a cani e gatti, lascia intravvedere altri scenari oltre a quelli standardizzati secondo i quali ti alzi alle 7, fai la doccia, colazione bilanciata, figli a scuola, lavoro dalle 9 alle 18, poi spesa, supermercato, 19:30 cena, 23 a letto e poi via di nuovo.
Non si tratta solo di galline, si tratta di impostare la propria vita in modo personale e originale.

Riassumendo:

Il pollaio domestico non è roba per fricchettoni

Abbiamo imparato tutti che la bellezza salverà il mondo, così come la bontà, quello che forse non abbiamo ancora ben capito però è che queste qualità non cadono dall’alto, ma vanno costruite, giorno dopo giorno, con impegno e senso di responsabilità, e che per essere sostenibili non bastano quattro hastag o un reel girato fra i boschi, mentre raccogliamo le erbe selvatiche con la nostra camicia scozzese di flanella organica.

Per produrre qualcosa di buono e di bello servono costanza, disciplina, senso di responsabilità, sangue freddo e un pizzico d’amore, la fiammella che illumina la notte e rende tutto più buono.

 

Lista delle galline livornesi, millefiori, australorp, sussex e astralop

  1. Ares: moreseta
  2. Elvira e Pasquina: livornesi
  3. Bettina detta betty: sussex
  4. Vanda e Gilda: australoup
  5. Holle: millefiori
  6. Rosina: amrock
  7. Bice: lionata

Gigi: galletto nano

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